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L'approccio umano al rischio

L’approccio umano al rischio

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Quando si parla di Risk Management spesso ci si dimentica che tutto parte dalla sensibilità umana e da come ogni individuo reagisce agli stimoli cui è sottoposto. Questo fa si che, invece di considerare gli aspetti umani del rischio, si passi subito a quantificare gli impatti economici sul business.

Se facessimo però una riflessione partendo dall’approccio umano al rischio, sarebbe più facile comprendere che prima di individuare e valutare il rischio dal punto di vista quantitativo, sarebbe più opportuno creare una matrice di valutazione qualitativa che tenga conto della sensibilità e della consapevolezza del soggetto con cui ci stiamo relazionando.

E’ infatti la personalità di ognuno di noi a influire sulle nostre scelte e lo fa basandosi su due pilastri importantissimi: il carattere, che rappresenta tutta la nostra parte esperienziale (le percezioni prenatali, l’ambiente familiare, l’educazione ricevuta, l’istruzione, l’ambiente sociale, i percorsi formativi e professionali, ecc.) e il temperamento, il cui unico elemento è rappresentato dal tratto che acquisiamo geneticamente e che resta immutabile del tempo. L’unione di questi due aspetti crea l’attitudine con cui ognuno di noi risponde agli stimoli esterni, spesso mitigata o accentuata dalle maschere sociali, che rispettiamo nonostante i nostri bassi istinti, e sicuramente spesso camuffata dietro i condizionamenti che subiamo, proprio in funzione degli elementi che compongono il carattere.

L’attitudine, quindi, è un aspetto importantissimo nella gestione dei rischi perché da essa dipendono le scelte di ognuno.

In base alla scoperta scientifica del neuroscienziato americano Prof. Paul Mc Lean, l’essere umano è il risultato dell’evoluzione della vita sulla terra e porta in se, nel suo cervello, il risultato di un percorso fatto di milioni anni. Ogni individuo ha una specifica biostruttura cerebrale che crea una particolare attitudine, la quale genera dei comportamenti che influenzano le relazioni con gli altri, la modalità con cui si persegue e raggiunge un obiettivo e la capacità di intercettare stimoli intellettuali. Tutte le nostre decisioni partono da qui e quindi anche la nostra modalità di percepire i rischi e le opportunità che ci si presentano.

  • Se non conosciamo questi aspetti degli uomini che guidano le imprese, come possiamo comprendere in maniera adeguata le scelte che compiono e quindi anche i rischi che da esse scaturiscono?
  • Come possiamo pretendere di impostare una strategia di mitigazione del rischio se non conosciamo le ragioni profonde che spingono un imprenditore e il suo management a scegliere una strada piuttosto che un’altra?

In questo particolare momento di mercato, dove tutto evolve troppo velocemente, è invece necessario fare un passo indietro e, anziché pensare a strumenti sempre più evoluti, diventa fondamentale semplificare e rivalutare in maniera adeguata la centralità dell’uomo nella gestione dei rischi d’impresa. L’importanza di conoscere profondamente la personalità umana e quindi le attitudini degli uomini di un’impresa, diventa la base necessaria per gestire i rischi comportamentali, di cui nessuno parla e che nessuno tratta, ma che sono invece il perno sui cui si fonda anche il successo dell’intera organizzazione.

Sì, perchè le imprese sono fatte di persone…

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