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Crisi o opportunità? Vogliamo cambiare paradigma?!

Crisi o opportunità? Vogliamo cambiare paradigma?!

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Da Risk Manager abituato a parlare un “qualitatese” diverso dagli stereotipi aziendali, vado un po’ controcorrente in questo momento in cui tutti sono alla caccia dell’untore, intenti a svuotare supermercati con solerzia inaudita, a sentenziare sui social contro questo o contro quella.

Mi rifaccio al mio beneamato ispiratore Albert Einstein e alle parole a lui attribuite in merito al concetto di crisi.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.

Come potergli dar torto… Per esempio, nella situazione attuale del Covid-19 i ricercatori (benedette le mamme che li hanno messi al mondo…) si stanno prodigando oltre ogni limite alla ricerca del vaccino che può contrastare questo virus. E i tempi si riducono notevolmente rispetto a qualche decennio fa, vuoi perché la tecnologia è migliorata (si ritorni al capoverso precedente riguardante i progressi derivati dalla crisi…), vuoi perché si condividono i risultati e come asseriva il buon Covey: 1 + 1 = 3 e così via.

Quello che ritengo sbagliato in questi momenti è l’eccessivo “terrorismo” mediatico che viene messo in atto che poco giova alla risoluzione della crisi ma soprattutto ingenera una catena di eventi che, per chi crede nella legge della creazione, porta la coscienza collettiva a peggiorare le cose.

In tanti oggi parlano di “intelligenza emotiva” come una possibile soluzione ignorando in parte o totalmente che siamo il frutto di un’evoluzione millenaria e che ci portiamo dentro un modo completamente diverso da persona a persona di affrontare le situazioni contingenti attraverso ragione, emozioni, passioni e sentimenti.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni”.

Il mondo è pieno di “problem maker” e conseguentemente di “problem solving”… Ma perché non formiamo degli “opportunity maker”?

Nell’ambito della Qualità si guardano quasi sempre i problemi contingenti e di origine tangibile che potrebbero portare a un non ben precisato danno all’azienda. Ma se cambiassimo paradigma e provassimo a fare uno sforzo di guardare oltre il problema e far percepire la possibile opportunità che ci aspetta?

In questi giorni si sente parlare spesso di “supply chain crisis” soprattutto per quelle aziende le cui forniture arrivano per la maggior parte dai territori del “sol levante” e in pochi parlano di “supply chain opportunity” che potrebbero mettere in atto tutte quelle piccole e medie imprese produttrici del nostro territorio italiano. Facciamo un esempio concreto: ad eccezione di particolari componenti (si veda al proposito una particolare vernice prodotta esclusivamente in Cina e utilizzata dai maggiori produttori automotive), esistono una serie di componenti meccanici e non, che molte aziende italiane (che nel prosieguo chiamerò per semplicità PFI – Possibili Fornitori Italiani) sarebbero in grado di produrre e diventare conseguentemente fornitori di questi costruttori.

Ma qui viene il bello:

  1. le PFI ignorano l’esistenza del processo di Enterprise Risk Management e alla voce “rischio” leggono solo “casino”, “a noi non è mai successo nulla”, “i consulenti sono tutti disonesti” e via dicendo.

Conseguentemente:

  • 1a. le PFI non hanno sfruttato l’opportunità di avere un sistema commerciale strutturato in grado di poter “proporsi” come fornitori;
  • 2a. le PFI non hanno messo in atto un sistema di gestione della Qualità idoneo a sostenere requisiti qualitativi restringenti che i colossi richiedono;
  • 3a. le PFI si lamentano perché i grandi costruttori dettano le regole economiche e lasciano solo le briciole (ma vorrei vedere oggi se questa “supply chain crisis” durasse più di 15 giorni – come sta succedendo – come si porrebbero sul mercato i responsabili degli acquisti…);
  • 4a. le PFI muoiono.

 

Quindi, ancora una volta ha ragione Einstein: “Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia

Personalmente ho sempre le antenne accese su quello che potrebbe essere uno sviluppo positivo di qualsiasi situazione e soprattutto in ambito industriale avrei sempre qualcosa da provare a mettere sul mercato, sia esso un prodotto o un servizio (ne sanno qualcosa i miei collaboratori che mi prendono spesso per pazzo…).

E sono certo che molti imprenditori farebbero la stessa cosa se fossero supportati da “numeri” che potrebbero garantire quantomeno il rientro dell’investimento (sul guadagnarci c’è modo e maniera…).

Ma chi fornisce questi numeri?

All’interno delle piccole e micro aziende c’è quasi sempre il “ragioniere” di turno che guarda meramente ai bilanci passati (come fanno anche le banche) e ragiona solo su quelli senza fare un’analisi semi approfondita di quello che il mercato (contesto esterno) potrebbe invece offrirci. E questo lo sanno fare benissimo anche i consulenti della qualità (si noti la q minuscola…) vecchio stampo, quelli che del Risk Based Thinking affermano: ”…ma si, mettiamo due numeri su un paio o tre di processi e così facciamo contenti i valutatori…”; valutatori che dal canto loro quando gli mostri il Business Model Canvass al posto del classico manuale della qualità (per chi ancora lo gestisce…) si meravigliano per l’utilizzo di uno strumento a loro non noto…

E quindi, il nostro caro Einstein sentenzia: ”La vera crisi è la crisi dell’incompetenza

 

Vabbeh…

Mi sembra di essere tornato a scuola quando ti chiedevano di fare l’analisi logica della frase; io sto facendo più o meno la stessa cosa con la lettera del grande fisico…

Quindi? Che fare?

O meglio: che fate?

 

Continuiamo a rimuginare e a farci bombardare dal concetto negativo della parola “rischio” oppure impariamo a mettere in atto un sistema di Enterprise Risk Management a tutti i livelli? E il buon “mago del tornio” che si è già evoluto nel frattempo a “CNC Expert” (perché in inglese fa figo), potrebbe quantomeno ascoltare quello che i Risk Manager possono offrirgli in termini di crescita manageriale e tanto altro?

 

Per onor di cronaca, riporto integralmente la lettera più volte citata nel mio articolo attribuita ad Albert Einstein (io non posso ne confermare ne smentire la fonte) e sulla quale invito a farci delle riflessioni

Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.

È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.

Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni.

La vera crisi è la crisi dell’incompetenza.

L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita.

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.

Senza crisi non c’è merito.

È nella crisi che emerge il meglio di ognuno,

perché senza crisi tutti i venti sono lievi brezze.

Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo.

Invece, lavoriamo duro.

Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

A. Einstein

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