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Diario di un Risk Manager ai tempi del Coronavirus - Capitolo 2

DIARIO DI UN RISK MANAGER AI TEMPI DEL CORONAVIRUS – CAPITOLO 2

I GIORNI PRIMA

Prima che il Coronavirus facesse la sua apparizione in Italia, tutto sembrava normale: ognuno di noi andava a lavorare, viaggiava, usciva, andava in palestra o a ballare, vedeva gli amici, amava, rideva, scherzava, si arrabbiava o sorrideva senza pensare al domani, senza rendersi conto di quanto, tutte queste azioni, semplici e quotidiane, nel giro di poco tempo sarebbero state sospese fino a data da destinarsi.

Il mese di gennaio è stato per me particolarmente impegnativo: 12 giornate d’aula a Milano e 150 persone formate, un’ora di viaggio sia all’andata che al ritorno, milioni di persone incrociate sia in treno che in metropolitana ad una distanza molto ravvicinata, con cappotti, giacche a vento, cappelli, sciarpe, raffreddori, tossi e umori di ogni genere e grado che hanno fatto festa mischiandosi e riproducendosi all’impazzata.

Non penso di essermi mai seduta alla mia scrivania a gennaio…

E così non c’è stato tempo di pensare che in Cina il virus si stava diffondendo e che diverse migliaia di persone si stavano ammalando e molte, troppe, morivano. Sì, al TG le notizie erano preoccupanti, ma nessuno aveva la percezione che la questione fosse davvero così grave, o almeno io non ce l’avevo e ho continuato la mia vita normalmente, ascoltando quelle notizie come se fossero un brusio di fondo.

Poi anche il mese di febbraio è arrivato e se ne è andato alla velocità della luce, scandito da appuntamenti e lavoro in ufficio, da giornate e notti in ospedale, da corse per preparare il pranzo e la cena o per portare il cambio pulito, poco tempo per parlarsi e per gestire le varie faccende familiari, ancor meno per prendere fiato e stare un po’ insieme.

Ma anche in quei giorni, non c’era una reale preoccupazione per il Coronavirus, non ce n’è stato il tempo… le priorità erano altre…

Nella settimana del 17.02 Rosa è stata dimessa, è arrivato il mio compleanno e siamo andati alle terme, Sara e Massimo si sono sposati e con lunedì 24.02 è stata tutta un’altra storia.

Sì, perché domenica 23.02 il buon Coronavirus è ufficialmente sceso in campo anche in Italia: ecco che quindi, improvvisamente (o forse no!), questo fantomatico virus con la corona non era più lontano, non era più un brusio di fondo, non era più un rischio remoto la cui probabilità di accadimento era ancora da valutare… No, ormai era diventato un fatto certo, qualcosa di tangibile e preoccupante, il cui epicentro si trovava solo a qualche decina di km dal paesino in cui abito, in cui vive tutta la mia famiglia, in cui ha sede la mia società.

Tuttavia nessuno di noi si è veramente reso conto di cosa questo significasse, ancora non avevamo capito, ancora nessuno ci aveva messo in guardia, nessuno ci aveva ancora detto che saremmo stati davvero in pericolo e tutti abbiamo continuato a fare le stesse cose come se nulla fosse, ignari di quanto, di li a poco, sarebbe successo.

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