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Diario di un Risk Manager ai tempi del coronavirus - Capitolo 3

DIARIO DI UN RISK MANAGER AI TEMPI DEL CORONAVIRUS – CAPITOLO 3

In attesa del lockdown

La settimana del 24.02 avevo già pianificato di stare in ufficio: dopo tanti giorni fuori sede era necessario fermarsi e fare ordine, sia sulla scrivania che nella mente. Non è stato, dunque, il Covid-19 a fermarmi, è stata la necessità operativa e la stanchezza fisica.

In quei giorni, l’attività si è comunque svolta normalmente, senza particolari restrizioni: abbiamo ricevuto clienti in ufficio, fatto qualche appuntamento in zona, sentito ed incontrato collaboratori e partners.

Il TG, però, ha iniziato a trasmettere bollettini sempre più preoccupanti, notizie di contagi continui, di persone anziane ricoverate, di decessi il cui numero aumentava in maniera rilevante. Nel frattempo anche i social hanno iniziato a dare largo spazio a news più o meno fake, con personaggi improbabili che di punto in bianco sono diventati professoroni esperti di virus, complottisti, politici, direttori sanitari ecc. Tutti a dire la loro, tutti a fare ipotesi, tutti a esprimere giudizi.

Non sono una grande amante dei telegiornali perché ogni volta che ne guardi uno sono sempre e solo notizie negative, bollettini di guerra ovunque, mai una gioia, mai una notizia positiva che possa infondere coraggio o dare soluzioni. E così, anche in quei giorni, ho ascoltato le notizie ma con i debiti filtri, senza farmi troppo coinvolgere, senza farmi prendere la mano.

Tuttavia, un retro pensiero preoccupato ha iniziato a farsi strada inconsapevolmente dentro di me, accendendo un semaforo giallo di alert.

Questa sensazione di allarme ha continuato a farsi strada anche la settimana successiva, quella del 02.03, durante la quale abbiamo però continuato a lavorare quasi normalmente.

Un dato su tutti ha contribuito a rendere evidente che stava cambiando qualcosa:  l’attività in call conference ha iniziato a riempire sempre di più la mia agenda sostituendo, dove possibile, gli incontri di persona.

Il mio retro pensiero preoccupato non dava segni di volersene andare, anzi ha preso maggiormente corpo, permettendomi di consapevolizzare meglio il suo significato: tutti, nessuno escluso, avremmo preso una bella batosta, una di quelle che non sarebbe stato facile dimenticare.

Nessuno di noi, però, avrebbe mai immaginato che saremmo arrivati al blocco totale, al lockdown di ogni attività, alla chiusura di tutte le aziende non considerate “necessarie”, con una serie di decreti ogni volta più restrittivi.

Figurati se chiudono la Lombardia! – si diceva – Se succede, l’Italia va a rotoli!

Eppure sabato 07.03 è avvenuto l’improbabile: la Lombardia è stata decretata zona rossa e sono state messe in atto tutta una serie di misure di contenimento che ancora oggi sono attive.

Quella sera il mio istinto ha avuto la conferma di non aver sbagliato, ma allo stesso tempo mi ha mandato chiari segnali di rivolta: ok sta succedendo, ma cavalchiamolo e non lasciamoci sopraffare.

E così, andando a letto quella sera, ho iniziato a pensare a cosa avrei potuto fare sia per la mia azienda che per i miei clienti, per trasformare questo momento di grande difficoltà, sia personale che aziendale, in qualcosa da cui rinascere.

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