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Il dato è tratto

IL DATO E’​ TRATTO… oppure ancora no… E poi che ne facciamo?

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La frase che dà il titolo a questo articolo (e che abbiamo reinterpretato) è attribuita a Giulio Cesare (49 a.C.), ma resta di attualità estrema: “Alea iacta est” ovvero “il dado è tratto” si cita solitamente quando si prende una decisione dalla quale non si può recedere.

Vi starete sicuramente chiedendo cosa mi stia passando per la testa e perché sto scrivendo un articolo su questo tema…

Ebbene, tutti noi siamo chiamati a prendere delle decisioni, sia nella vita lavorativa che in quella personale: a volte abbiamo il tempo di ponderare le cose, altre volte invece dobbiamo decidere su due piedi, altre volte ancora non riusciamo a decidere o siamo terribilmente combattuti. La maggior parte delle volte, però, prendiamo una decisione sulla base dell’emotività, facciamo ciò che ci dice la pancia, ci lasciamo guidare dall’istinto, ma purtroppo questo non basta più e spesso ci induce in errore.

Sia nel lavoro che nella vita privata, dunque, applichiamo quotidianamente il processo di Risk Management, ma ne siamo totalmente inconsapevoli!!!

Come possiamo quindi prendere decisioni più ponderate, mediandole anche con l’emotività e l’istinto? Come possiamo decidere in che direzione andare? Come possiamo valutare che tipologia di rischi corriamo ad andare a destra invece che a sinistra?

Semplice! Per capire quali sono i rischi di andare in una certa direzione è necessario avere dei dati con cui fare delle valutazioni e, una volta scelta la direzione che riteniamo giusta, è necessario monitorare i risultati ottenuti per confermare o modificare quanto stabilito.

In realtà, sebbene semplice, in pochi lo fanno e mi sto riferendo alle PMI, non certo alle big corporations. Uno dei problemi delle aziende italiane, soprattutto delle micro e piccole imprese, è che non misurano: non lavorano con i dati, li hanno ma non li usano, oppure non li hanno nemmeno e navigano a vista.

Se un tempo, in un mercato meno veloce e più disponibile, questo era possibile, ora – in un’economia molto veloce, dove il cambiamento è all’ordine del giorno – non ci è più concesso.

Occorre estrapolare una serie di informazioni dai sistemi che già si usano, oppure creare piccoli sistemi ad hoc, oppure ancora integrare qualcosa di già esistente con strumenti che possano permettere all’imprenditore e alle persone chiave di avere elementi oggettivi su cui fare delle valutazioni.

Nel processo di Risk Management è fondamentale stimare il rischio, misurarlo, capire quanto gravi e frequenti sono certi eventi, calcolare il loro impatto sul business, verificare le perdite che una data situazione può provocare, ma i dati servono anche a verificare le opportunitàdi crescita, di sviluppo, di diversificazione per poter quindi decidere di investire, di migliorare, di aumentare il proprio posizionamento nel mercato di riferimento.

Per fare tutto questo è anche necessaria un’infrastruttura: a volte c’è, a volte no o è insufficiente o non protetta. E se si dovesse fermare? che rischi corriamo? siamo in grado di ripristinare il tutto velocemente? abbiamo pensato a come poter garantire la continuità del business? E quanto ci costa gestire tutto questo se non siamo pronti?

Se le PMI non imparano a prestare attenzione ai dati, se non si orientano verso una gestione più industriale del business, se non impostano una governance efficace, sono destinate a rimanere confinate in un mercato locale che purtroppo non le sosterrà ancora a lungo.

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