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Risk Management e PMI

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In questi ultimi mesi, abbiamo approcciato aziende di diversi settori e di diverse dimensioni, affrontando in maniera strutturata l’analisi dei rischi. Per qualche azienda, il punto di partenza e di stimolo, ha coinciso con la necessità di adeguare la norma ISO per la Qualità con l’approccio “risk based”; per altre, invece, l’esigenza è stata quella di fare chiarezza e definire in maniera più precisa il contesto interno all’organizzazione e i rischi insiti in essa, per poter meglio perseguire i propri obiettivi attraverso un piano di miglioramento specifico.

Ma il lavoro da fare è ancora molto e la cultura del rischio è solo all’inizio della sua diffusione: quando si parla di rischi, infatti, l’attenzione è ancora rivolta quasi esclusivamente all’ambito assicurativo o ai rischi finanziari. Qui sotto, un commento estratto dal sito del Cineas che specifica, in maniera chiara, quanto sopra evidenziato.

“Cineas stima che nei prossimi cinque anni le aziende italiane richiederanno tra i quattro e i cinquemila professionisti specializzati. “La proiezione si basa sui risultati della terza edizione dell’Osservatorio sulla diffusione del risk management, che Cineas ha realizzato in collaborazione con Mediobanca e con il contributo di UnipolSai Assicurazioni – spiega Adolfo Bertani-. L’indagine 2015 si è focalizzata sulle medie imprese italiane. I dati evidenziano, innanzitutto, che le realtà che gestiscono il rischio ottengono migliori performance economiche (tra il 20% e il 30%); inoltre, il risk management viene considerato come un’opportunità dal 74% degli intervistati e non un costo. Si ritiene, infatti, che sia uno strumento in grado di semplificare i rapporti sia con le banche (63,5%) che con le imprese di assicurazione (77,4%). Non solo, ma nel prossimo triennio un’impresa su quattro prevede di aumentare le risorse dedicate a questo settore che, attualmente, ammontano a circa 2,3 milioni di euro per ogni media impresa intervistata. Nonostante queste evidenze positive, le aziende che attribuiscono la valutazione, la gestione e il controllo dei rischi ad un professionista specializzato sono una percentuale minoritaria del campione”.”

Fare Risk Management, in realtà, è molto di più e applicare questo approccio a tutta l’organizzazione (= ERM) prevedere un lavoro di squadra molto serrato tra l’impresa e il professionista incaricato. Servono sia competenze tecniche che soft skill per indurre un processo di change management che abbia alla base la gestione dei rischi!

Le imprese italiane, e soprattutto le PMI, sono ancora molto lontane dall’aver preso coscienza di questo, ma il contesto in cui ci troviamo tutti ad operare richiede un approccio diverso, innovativo anche nelle relazioni e sicuramente di grande condivisione.

Tuttavia, finché continueremo a parlare solo di polizze, di banche, di sicurezza o di adempimenti cogenti, non aiuteremo le imprese a capire che è necessario un cambio profondo di approccio per migliorare la gestione stessa dell’organizzazione.

Se vogliamo fare davvero qualcosa per l’impreditoria italiana, per quelle aziende che rappresentano il 95% dell’economia del nostro paese, smettiamola di scrivere sempre le stesse cose, smettiamo di farci finanziare ricerche e approfondimenti da banche e assicurazioni che poi vogliono il loro tornaconto in contratti e nuovi clienti, smettiamola di fare solo teoria e corsi che hanno dei costi improponibili e iniziamo invece a fornire soluzioni pratiche, anche semplici, anche a steps, ma che possano davvero indurre le aziende al cambiamento!

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