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Vabbè, facile essere grandi…

Leggevo in questi giorni sulla situazione dell’Enterprise Risk Management (grazie alla nostra associazione ANRA sempre sul pezzo) in un report di Deloitte (https://www2.deloitte.com/it/it/pages/risk/articles/cro-survey—a-cro-program-initiative—deloitte-italy—risk.html)

Il report definisce “Una realtà concreta” l’ERM.

Ma ne siamo proprio certi?

Innanzitutto, bisognerebbe conoscere il “parco” intervistato e capire in che tipologia di azienda lavora, perché a me la situazione “reale” sembra un tantino diversa.

E per “reale” intendo la situazione che riguarda il tessuto produttivo italiano. Parlare di realtà concreta credo lo si debba fare solo ed esclusivamente in “multinazionali” o aziende “strutturate”; non mi sembra sia così per le PMI che per il 97% dei casi (numeri riportati dal nostro presidente ANRA al FERMA Forum di Berlino – 376.630 aziende su 387.866 considerate SME) hanno meno di 250 addetti e nemmeno sanno cosa sia il Risk Management. Figuriamoci l’Enterprise Risk Management…

Tuttavia, sono quelle aziende che tengono a galla l’economia italiana (è di questi giorni un articolo del Sole24Ore che cita il miglior risultato 2015/2017 del nostro PIL rispetto a quello tedesco…). Il vero e grosso lavoro da fare è su queste realtà secondo me.

Quindi parlare di “realtà concreta” è a mio avviso fuorviante.

Nelle PMI il vero Risk Manager è il titolare storico, colui che ha creato l’azienda e che tutt’ora è in prima linea; lui sa tutto della propria azienda, rischi e opportunità ma “è un uomo solo al comando” perché non ha acquisito conoscenze e competenze per poter gestire queste “nuove diavolerie” e sappiamo bene che il “consulente” viene visto come fumo negli occhi… Sì, parlo di consulente perché figuriamoci se si assume una persona come Risk Manager…

E dopo il titolare, chi può prendere le redini dell’azienda bene o meglio di come l’ha fatto lui? “Ma se finora ho realizzato numeri da capogiro senza l’aiuto esterno, perché ne dovrei aver bisogno adesso? E se poi le cose cambiano?”

Eppure, il nostro ruolo di Risk Manager deve trovare la giusta collocazione in queste realtà perché possiamo veramente fare la differenza.

Aziende che hanno fino a 50 addetti e fatturano mediamente (occhio al termine: MEDIAMENTE) 25Mio/€  sono la stragrande maggioranza; ma alla domanda: Perché non si è adottato un sistema di Enterprise Risk Management in azienda, le risposte sono state le stesse che ci sentiamo dire da anni:

  • Costa troppo (40%)
  • Non è mai successo nulla (30%)
  • Non so nulla del RM (20%)
  • Noi non abbiamo rischi (5%)
  • Non cambierebbe nulla (5%)

(fonte ANRA Survey 2018)

 

Quindi?

Possiamo andare a parlare di Cyber Risk ad imprenditori che nemmeno conoscono il concetto di Risk? Possiamo andare a parlare di rischi strategici a questi imprenditori? Possiamo parlare di rischi reputazionali? Parliamo di Intelligenza Artificiale al mago del tornio?

 

Fermiamoci un attimo a riflettere: in queste aziende il massimo esperto in materia è il “ragioniere” o meglio l’attuale commercialista. Di lui ci si può fidare; ciecamente. Ma quanti commercialisti sanno di Risk Management? E di quelli che lo sanno, ne hanno mai parlato ai loro clienti?

Alcune aziende hanno introdotto la qualità (da notarsi con la q minuscola – perdonatemi ma in questo caso sono cattivo visto che vengo da quel settore) ma la si considera uno o due giorni prima della visita di certificazione perché tanto bastano quattro carte compilate correttamente e il gioco è fatto. Ma siamo certi che hanno capito cosa sia la Qualità?

 

Cazzate! O puttanate, come le definirebbe un imprenditore a me molto caro!

 

Che piaccia o no la situazione è questa (in generale ovviamente; poi ci sono le eccezioni sia positive che negative però…).

E allora come pensiamo di agire? È possibile immaginare che questo nostro grande Paese possa ergersi ad esempio virtuoso del nuovo rinascimento industriale (a me piace definirlo così il periodo che stiamo vivendo)?

 

Lasciamo stare i soliti strali contro la politica, lo stato, la chiesa, il calcio o chicchessia.

 

Troviamo il sistema di fare squadra, concretamente.

Cerchiamo di far capire agli imprenditori che oggi le cose sono cambiate e cambiano in maniera repentina.

Si parla di definire il contesto interno ed esterno all’azienda, di fare una attenta analisi dei rischi (e lasciamo stare i soli rischi puri e puramente legati all’ambito finanziario), di intraprendere un cammino che porti a ridefinire il Business Model dell’azienda a favore di uno sviluppo continuo e costante basato sul coinvolgimento attivo e fattivo di tutti i collaboratori.

 

Noi possiamo essere davvero il “Mister” di una squadra che gioca a memoria perché ha compreso i principi di gioco che portano a risultati continui e duraturi. Si può anche perdere qualche volta, ma dalle sconfitte si dovrebbe imparare (“Nella vita non ho mai perso: o vinco o imparo” – Attribuita a N. Mandela).

 

Facciamo in modo che gli imprenditori approccino all’Enterprise Risk Management come una possibile arma di ulteriore crescita.

Del resto, in tutti i momenti della nostra giornata mettiamo in pratica il Risk Management: quando attraversiamo la strada e verifichiamo le condizioni prima di agire, quando nel ragù che stiamo preparando consideriamo se inserire una spezia anziché un’altra, quando invece di studiare l’intero capitolo del libro di storia in vista della verifica di domani ci soffermiamo solo ad alcune pagine… Insomma: in ogni momento della nostra vita adottiamo il Risk Management; perché non nella nostra azienda?

 

(Perdonate se a volte sono stato troppo generico o troppo cattivello; il mio intento è quello di “svegliare” le coscienze degli imprenditori e di chi approccia il Risk Management come professione. I numeri sono riportati da studi effettivamente fatti e non li ho inventati)

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