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APRILE, MAGGIO e GIUGNO 2026: tre lezioni che la rinascita mi ha insegnato

APRILE, MAGGIO e GIUGNO 2026: tre lezioni che la rinascita mi ha insegnato

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Nella prima newsletter di questa serie ho raccontato gli ultimi mesi del 2025: quelli della diagnosi, della paura e dell’inizio delle terapie.

Nella seconda parte ho condiviso le lezioni apprese nei primi mesi del 2026, quando ho dovuto lasciare il comando della mia azienda e ho scoperto che la fiducia costruita negli anni vale molto più del controllo quotidiano.

Poi è arrivata la primavera.

Ed è cambiata ancora una volta la prospettiva.

Non mi sono più concentrata su ciò che avevo perso, ma su ciò che, lentamente, sto ritrovando.

Le energie stanno tornando con estrema gradualità, il corpo ha ancora i segni delle cure, ma la mente inizia ad aprirsi di nuovo al futuro. E anche se sono sempre stata positiva, proprio in questi mesi ho capito che la guarigione non coincide con la fine delle terapie.

La guarigione è un percorso: è imparare ad abitare una vita che non sarà più esattamente quella di prima ed è forse questo il regalo più inatteso che questi tre mesi mi hanno lasciato.

I mesi appena trascorsi non mi hanno restituito semplicemente la mia vita: mi hanno insegnato a viverla in modo diverso.

Vediamo come e perchè.

Aprile 2026: un gradino alla volta

Aprile è stato il mese delle piccole conquiste.

Quelle che, quando stiamo bene, sembrano banali. Quelle a cui non dedichiamo nemmeno un pensiero, perché le consideriamo scontate.

Per me non lo erano più!

Per la prima volta sono riuscita a salire e scendere le scale da sola. Non con naturalezza, ma un gradino alla volta, sempre appoggiata al corrimano o al muro. Ho ricominciato a cucinare, a fare qualche faccenda domestica e a prendermi cura della casa e della mia famiglia. Soprattutto, sono tornata ogni giorno in ufficio e ho ricominciato a frequentare amici e persone che, per mesi, avevo potuto vedere solo sporadicamente o a distanza, rigorosamente con la mascherina FFP2.

Nulla è stato semplice, eppure ogni piccolo gesto ha rappresentato una vittoria.

Ho capito che la normalità è uno dei privilegi più grandi che possediamo. Ce ne accorgiamo solo quando, per un periodo della nostra vita, ci viene tolta.

Lezione appresa #1 👉 La resilienza non nasce dai grandi risultati, nasce dalla costanza con cui affrontiamo un piccolo passo dopo l’altro.

Anche nelle organizzazioni il ritorno alla stabilità non avviene grazie a una sola decisione brillante, ma attraverso centinaia di miglioramenti quotidiani, spesso invisibili, che ricostruiscono fiducia e continuità.

Maggio 2026: tornare a respirare

Maggio è stato il mese in cui ho rimesso ordine: prima in casa, poi nella mente.

Per oltre sei mesi molte cose erano rimaste semplicemente ferme. La priorità era stata una sola: affrontare la malattia. Ritrovare un po’ di energia ha significato poter riprendere in mano tutto ciò che avevo lasciato in sospeso, senza fretta e senza più l’ansia di dover dimostrare qualcosa.

Poi sono arrivati i controlli.

Ricordo ancora il momento in cui ho sentito pronunciare le parole che aspettavo da mesi: remissione completa.

Qualche giorno dopo è arrivata un’altra conferma: la funzione cardiaca è perfetta.

In quell’istante non è cambiata soltanto una diagnosi: è cambiato il modo di guardare al domani.

Abbiamo ricominciato a parlare di vacanze, di lavoro, di progetti e di futuro. Piccole conversazioni che, fino a qualche settimana prima, sembravano appartenere a un’altra vita.

Lezione appresa #2 👉 La gestione del rischio non termina quando finisce l’emergenza. È proprio nella fase di ripartenza che si decide se un’esperienza difficile resterà soltanto un ricordo o diventerà un patrimonio di conoscenza.

Le organizzazioni davvero resilienti non archiviano la crisi, ma la trasformano in un modo nuovo di progettare il futuro.

Giugno 2026: festeggiare la vita

Giugno è stato il mese della gratitudine.

Abbiamo festeggiato in famiglia, con gli amici, con i colleghi, con i clienti.

Molti, a loro modo, mi sono stati vicini ed è qualcosa che mi porterò per sempre nel cuore.

Era dunque arrivato il momento di celebrare, non soltanto la remissione, ma la vita. E anche quel fisico completamente diverso, che racconta, senza bisogno di parole, tutto il cammino percorso.

Eppure il cambiamento più importante non è visibile allo specchio.

E’ dentro di me.

Durante questi mesi ho imparato ad apprezzare il silenzio. Ho scoperto il valore dell’osservazione, dell’analisi e dell’introspezione. Ho smesso di riempire ogni spazio della giornata e ho iniziato a concedermi il tempo necessario per riflettere, leggere, studiare e scegliere.

Ho capito che non tutto ciò che ci tiene occupati produce valore.

E ho deciso che molte attività, che per anni avevano trovato posto nella mia agenda, non lo avranno più.

Perché oggi so che la salute e il tempo sono il capitale più prezioso che possiedo e che sprecarli è un rischio che non voglio più correre.

Lezione appresa #3 👉 La gestione del rischio consiste anche nel proteggere le risorse più preziose. Ogni scelta rappresenta un investimento di energia, attenzione e competenze. Per questo la vera maturità, nelle organizzazioni come nella vita, non consiste nel fare di più.

Consiste nello scegliere meglio.

Conclusione

Ripensando a questo viaggio, mi accorgo che ogni trimestre mi ha lasciato un insegnamento diverso.

L’autunno mi ha insegnato ad affrontare l’incertezza. L’inverno mi ha insegnato a fidarmi delle persone. La primavera mi ha insegnato a ritrovare me stessa.

Oggi lavoro in modo diverso: ascolto di più e osservo di più, non ho più paura del silenzio.

Mi concedo il tempo per riflettere prima di decidere. Non sento più il bisogno di controllare tutto, né quello di riempire ogni minuto della giornata. Ho imparato che essere sempre impegnati non significa creare valore e che la leadership non si misura dal numero di decisioni che prendiamo, ma dalla qualità delle scelte che facciamo.

Se dovessi riassumere tutto ciò che questa esperienza mi ha lasciato in una sola lezione, direi:

Non tutti i mali vengono per nuocere!!!

No, non c’è nulla di positivo nella malattia. Non la augurerei mai a nessuno.

Ma posso dire che mi ha costretta a fermarmi abbastanza a lungo da rimettere in discussione convinzioni che consideravo immutabili.

Mi ha insegnato che il tempo è finito, che l’energia non è infinita, che le persone vengono sempre prima delle cose e che ogni giorno è una scelta su come investire il nostro capitale più prezioso.

Oggi non sono semplicemente guarita: sono una persona diversa, una leader diversa.

E, forse, anche una Risk Manager migliore, perché oggi so che il rischio più grande non è ciò che può accaderci, ma è arrivare alla fine del viaggio senza aver imparato nulla dal cammino.

Prima di chiudere, volevo condividere un’ultima riflessione.

C’è una domanda che mi sono fatta molte volte in questi mesi:

Se non mi fossi ammalata, sarei diventata la persona che sono oggi?

La risposta è no.

Avrei continuato a lavorare con la stessa intensità. Avrei continuato a riempire ogni spazio dell’agenda. Avrei continuato a credere che fare di più significasse creare più valore.

Oggi so che non è così.

Ho imparato, una volta in più, che il tempo è una risorsa strategica, che l’energia va protetta, che le persone sono il cuore di tutto, che il silenzio aiuta a vedere meglio e che scegliere cosa non fare è una delle decisioni più importanti che un leader possa prendere.

Non tutti i mali vengono per nuocere, non perché il male sia un bene, ma perché, a volte, ciò che ci spezza è anche ciò che ci costringe a ricostruirci in modo migliore.

Oggi non porto con me soltanto una remissione completa: porto con me una nuova idea di leadership, una nuova idea di successo e una nuova idea di Risk Management.

Alla fine di questo viaggio, o almeno di questa prima parte del viaggio, ho capito una cosa fondamentale: il rischio più importante da gestire non è quello che minaccia il business, è quello che ci fa dimenticare di vivere.

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