Gennaio, Febbraio e Marzo 2026: tre lezioni sulla fiducia che mi ha insegnato la malattia
Nella mia #Newsletter precedente, che trovate sempre qui nel nostro blog, ho raccontato le lezioni apprese negli ultimi tre mesi del 2025, mesi che sono stati anche i primi della malattia.
La diagnosi. L’inizio delle terapie. Il dolore. La perdita di energie. Tre mesi in cui il rischio aveva smesso di essere qualcosa da analizzare per diventare qualcosa da vivere.
Pensavo che la parte più difficile fosse stata quella.
Mi sbagliavo.
I primi tre mesi del 2026 mi hanno insegnato qualcosa di diverso. La lezione appresa non riguardava più soltanto la resilienza personale: riguardava la fiducia.
Fiducia nelle persone. Fiducia nell’organizzazione. Fiducia nel fatto che, anche quando non puoi fare ciò che hai sempre fatto, il mondo continua a muoversi.
E per chi, come me, è abituato a prendersi responsabilità, decidere e guidare, questa è stata probabilmente la lezione più difficile di tutte.
E ora ve la racconto.
Gennaio 2026: quando non puoi esserci
Gennaio è stato, insieme a dicembre, il mese più duro: avevo perso 17 chili, l’emoglobina era ai minimi storici, non avevo forza, non sono mai riuscita ad andare in ufficio.
Per la prima volta dopo molti anni ho dovuto fare qualcosa che non avevo mai davvero considerato possibile: lasciare il comando.
Non per scelta. Per necessità.
Eppure è successo qualcosa che non mi aspettavo potesse funzionare così bene: l’azienda ha continuato a lavorare, i clienti hanno continuato a essere seguiti, le persone hanno fatto il loro lavoro.
Anzi: hanno fatto più di quanto fosse richiesto!
Lezione appresa #1 👉 Le organizzazioni resilienti non dipendono dagli eroi. Dipendono da persone preparate, responsabilizzate e messe nelle condizioni di agire. Come leader, spesso crediamo che la nostra presenza sia indispensabile.
La vera prova della leadership, in realtà, è ciò che accade quando non ci siamo.
Febbraio 2026: un passo alla volta
Le terapie continuavano. La debolezza era ancora importante. L’emoglobina però iniziava lentamente a risalire. I farmaci più pesanti venivano progressivamente ridotti. E, dopo mesi, ricominciavo a mangiare.
Piccoli segnali. Piccoli miglioramenti. Piccole (o grandi!) conquiste.
Eppure ero ancora lontana dalla normalità: continuavo a essere assente dall’ufficio e dall’operatività.
Tuttavia, tutto procedeva: in azienda, nei progetti, nelle relazioni con i clienti.
In più, ho capito sulla mia pelle che il recupero non avviene per salti improvvisi: avviene attraverso progressi quasi invisibili che, giorno dopo giorno, producono cambiamenti reali.
Lezione appresa #2 👉 I rischi non si gestiscono solo nelle crisi. Si gestiscono anche nelle fasi di recupero. Nel Risk Management parliamo spesso di prevenzione e risposta. Molto meno di ripristino.
Eppure è nella capacità di recuperare, più o meno gradualmente, che si misura la vera resilienza di una persona e di un’organizzazione.
Marzo 2026: la strada del ritorno
Per la prima volta vedevo chiaramente la luce alla fine del tunnel!!
Era l’ultimo mese di terapie. L’appetito, scomparso nell’ottobre precedente, iniziava a tornare. Riscoprivo il piacere del cibo.
E rientravo in ufficio per qualche ora al giorno, finalmente!!!
Piccoli passi verso una vita che cominciava ad assomigliare a quella di prima.
Purtroppo, però, il corpo mi ricordava continuamente quanto fosse stato difficile il percorso: facevo fatica a vestirmi, non riuscivo a salire e scendere le scale da sola, le energie erano ancora molto limitate e fare la doccia era una delle azioni quotidiane decisamente più stancanti.
È stato il mese in cui ho imparato che migliorare non significa essere guariti: significa essere in cammino.
Lezione appresa #3 👉 Gli indicatori più importanti non sempre raccontano una storia completa. Da fuori si vedeva il ritorno in ufficio. Da dentro continuava una battaglia quotidiana.
Anche nelle organizzazioni esistono segnali che suggeriscono una ripresa mentre le fragilità sono ancora presenti. Per questo la resilienza richiede osservazione, pazienza e capacità di leggere oltre i risultati immediatamente visibili.
Conclusione
Se gli ultimi mesi del 2025 mi hanno insegnato a convivere con l’incertezza, i primi mesi del 2026 mi hanno insegnato, una volta in più, il valore della fiducia.
Fiducia nelle persone, nei processi costruiti nel tempo, nella capacità delle organizzazioni di adattarsi.
Infatti, ho potuto appurare che:
- una leadership efficace non crea dipendenza, ma autonomia;
- la resilienza si misura anche nella capacità di recuperare;
- i segnali più evidenti non sempre raccontano tutta la realtà;
- le persone spesso sono molto più forti e capaci di quanto immaginiamo.
E la lezione più importante di tutte è stata questa:
non possiamo controllare tutto ciò che accade, ma possiamo costruire organizzazioni, relazioni e team capaci di andare avanti anche quando la persona che normalmente guida non è nelle condizioni di farlo.
Per anni ho pensato che il mio compito fosse essere presente.
In quei mesi ho scoperto che il mio compito era stato, soprattutto, preparare gli altri a esserlo.
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