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Ottobre, Novembre, Dicembre 2025: tre lezioni che nessun corso di Risk Management mi ha mai insegnato

Ottobre, Novembre, Dicembre 2025: tre lezioni che nessun corso di Risk Management mi ha mai insegnato

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Per tutto il 2025 ho condiviso, mese dopo mese, una lezione appresa.

Era diventato quasi un rituale.

Fermarmi, osservare ciò che accadeva nel mio lavoro e nella mia vita, e trasformarlo in apprendimento. Come Risk Manager, imprenditrice e trainer, ho sempre creduto che il valore di un’esperienza non stia tanto nell’evento in sé, ma in ciò che ci insegna.

Poi sono arrivati gli ultimi tre mesi del 2025.

E, per la prima volta, non sono stata io a cercare una lezione.

Sono state le circostanze a impormela.

Ottobre, novembre e dicembre mi hanno portata in un territorio sconosciuto, dove il rischio non era più qualcosa da identificare, valutare o mitigare: era qualcosa da attraversare.

Sono stati mesi che hanno cambiato profondamente la mia prospettiva sull’incertezza, sulla vulnerabilità, sulla resilienza e sul valore delle persone.

Le lezioni che ne sono nate non le ho imparate sui libri, in aula o in una sala riunioni: le ho imparate vivendole.

E oggi voglio condividere quelle lezioni con chi mi legge.

Partiamo.

 

Ottobre 2025: diagnosi di Linfoma di Hodgkin classico al quarto stadio e inizio della chemioterapia

In pochi minuti il futuro che avevo pianificato è diventato irrilevante.

Come professionista del rischio ho sempre insegnato che non possiamo prevedere tutto, ma possiamo prepararci all’incertezza.

Poi arriva il giorno in cui il rischio non è più una matrice colorata su un foglio Excel. Diventa reale. Diventa personale.

Lezione appresa #1👉 Il rischio più pericoloso è spesso quello che consideriamo improbabile e che quindi smettiamo di immaginare.

La resilienza non si costruisce quando il rischio si manifesta. Si costruisce molto prima.

 

Novembre 2025: dolore, notti insonni e giornate infinite

La malattia e le cure avevano ormai sostituito la normalità. Ogni giorno portava con sé nuove sfide e una consapevolezza crescente: non tutto può essere controllato, pianificato o accelerato.

Per anni ho aiutato aziende e manager a gestire l’incertezza, ma quando il rischio diventa esperienza diretta, capisci davvero quanto sia fragile l’illusione del controllo.

Ci sono situazioni in cui la forza di volontà, da sola, non basta.

Ed è proprio in quei momenti che scopri il valore delle persone che ti sostengono, delle relazioni su cui puoi contare e della capacità di chiedere aiuto.

Lezione appresa #2 👉 La gestione del rischio non consiste nell’avere il controllo, ma nel saper operare quando il controllo viene meno. Nelle organizzazioni, come nella vita, la differenza la fanno i sistemi di supporto.

La resilienza è, infatti, sempre un fatto collettivo.

 

Dicembre 2025: nemmeno la forza per mangiare, nemmeno l’energia per festeggiare

Mentre il mondo intorno a me si preparava al Natale e alla fine dell’anno, io ero concentrata sulle cose essenziali. Le priorità che fino a poco tempo prima riempivano le mie giornate avevano perso importanza, lasciando spazio a ciò che davvero contava.

Per la prima volta ho capito che anche gli obiettivi più importanti possono passare in secondo piano.

Quando l’energia è una risorsa limitata, ogni scelta conta: ogni attività, ogni incontro, ogni decisione richiede una valutazione attenta di ciò che merita davvero le risorse disponibili.

Lezione appresa #3 👉 Le risorse più critiche non sono sempre quelle finanziarie.

Nelle aziende parliamo di capitale economico, tecnologico e operativo. Ma il capitale umano ed energetico delle persone è ciò che rende possibile tutto il resto.

Ignorarlo significa sottovalutare uno dei rischi più rilevanti.

 

Conclusione

Oggi guardo a quei tre mesi come a un master accelerato sulla gestione dell’incertezza.

Un percorso che non avrei mai scelto di frequentare, ma che mi ha insegnato più di molti corsi, libri e convegni messi insieme.

Perché quando il rischio esce dalle matrici, dai report e dalle presentazioni e diventa esperienza vissuta, cambia il modo in cui guardi le priorità, le persone e persino te stessa.

Quei primi tre mesi di malattia mi hanno insegnato che:

  • non tutti i rischi sono prevedibili;
  • la resilienza si costruisce prima delle crisi;
  • chiedere supporto non è una debolezza, ma una strategia;
  • le persone sono la prima infrastruttura critica di qualsiasi organizzazione.

E forse la lezione più importante è questa:

quando il rischio diventa realtà, ciò che ti salva non è il piano perfetto: sono le persone che ti restano accanto, sono le relazioni costruite nel tempo, è la capacità di adattarti a una realtà che non avevi scelto e la forza di trovare comunque un modo per andare avanti.

Per questo oggi sono ancora più convinta che il vero cuore del Risk Management non siano i processi, gli strumenti o i modelli.

Sono le persone.

Ed è proprio da qui che dovremmo partire ogni volta che parliamo di rischio, resilienza e futuro.

 

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